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Bandiera Blu: quante spiagge italiane la ottengono e perché non tutte la mantengono

📅 21 Agosto 2026✍️ di Lorenzo Spagnoli⏱️ 5 min di lettura

Chi assegna la Bandiera Blu, quante spiagge italiane l’hanno ottenuta nel 2024 e perché alcune la perdono proprio alla vigilia della stagione? Con l’arrivo dell’estate la domanda torna d’attualità. Parliamo di un riconoscimento internazionale gestito dalla Foundation for Environmental Education, nato per premiare qualità delle acque, servizi e gestione sostenibile del litorale. In Italia le candidature arrivano dai Comuni costieri: vincono i migliori, ma mantenerla è spesso la vera sfida.

Quante Bandiere Blu in Italia oggi

Nel 2024 le Bandiere Blu in Italia superano quota 485 spiagge distribuite in 236 Comuni, a cui si aggiungono decine di approdi turistici certificati. La mappa conferma un dato ormai consolidato: Liguria stabilmente ai vertici, seguita da Puglia, Campania e Toscana, con crescite in regioni del Sud che hanno investito su depurazione e pianificazione costiera. È un mosaico che disegna un Paese più attento all’ambiente marino, anche se a macchia di leopardo.

La Bandiera Blu non è un premio “una tantum”: viene conferita ogni anno e comporta impegni permanenti su campionamenti, servizi in spiaggia, sicurezza e comunicazione ai bagnanti. Se un requisito decade, la bandiera può essere ritirata o non riassegnata la stagione successiva.

I criteri: cosa chiede davvero la FEE

I parametri riguardano acqua, spiaggia e governance. La qualità delle acque di balneazione deve essere “eccellente” per le ultime quattro stagioni, secondo gli standard della Direttiva acque di balneazione. Pesano poi la gestione dei rifiuti e la differenziata, la presenza di servizi igienici adeguati e accessibili, l’abbattimento delle barriere architettoniche, il salvataggio con personale formato, le informazioni ambientali esposte in modo chiaro, le iniziative di educazione per residenti e turisti, e le misure contro l’inquinamento diffuso, come il contenimento delle plastiche monouso.

Per chi valuta dove fare il bagno, la bandiera è un segnale sintetico ma utile. Molti però non sanno che cosa comporti sul piano pratico per i fruitori: su questo tema può essere d’aiuto una guida ai vantaggi concreti per i bagnanti, che spiega come leggere servizi e standard richiesti.

I criteri includono anche scelte urbanistiche: mobilità dolce, piste ciclabili verso la costa, piani spiaggia aggiornati, limiti agli scarichi e controlli su chioschi e stabilimenti. È un’idea di litorale come infrastruttura pubblica complessa, non solo un arenile curato.

Perché alcune spiagge non la mantengono

La perdita di una Bandiera Blu non sempre è legata a incuria. Le cause più frequenti sono due. Primo: i picchi di pioggia intensa che mettono in crisi i sistemi fognari e gli scolmatori di piena, con innalzamenti temporanei dei batteri fecali e conseguenti divieti di balneazione. Secondo: ritardi o lacune nella gestione dei servizi minimi, come salvataggio, accessibilità o informazione al pubblico. Altre volte incidono cantieri sul lungomare, erosione che restringe l’arenile, o problemi di trasparenza amministrativa nella rendicontazione dei dati.

“La Bandiera Blu non si vince in primavera: si costruisce d’inverno, tra manutenzioni del depuratore, dragaggi nei porticcioli, piani anti-erosione e formazione del personale”, spiega un ingegnere ambientale che segue piani di risanamento nel Mezzogiorno. “Le ondate di maltempo fuori stagione sono il vero stress test: chi ha reti fognarie separate e vasche di laminazione regge; chi ancora scarica misto fognario va in crisi e può perdere lo standard di eccellenza.”

Contano anche fattori culturali: sovraffollamento estivo, parcheggi abusivi sulle dune, rifiuti lasciati dopo le notti d’agosto. La FEE valuta il sistema nel suo complesso: se la gestione locale non argina questi fenomeni, la bandiera può saltare.

Sardegna, calette e responsabilità

Scrivo dalla Sardegna, dove ho imparato a conoscere arenili e calette lavorando a Villasimius. Le baie raggiungibili solo a piedi sono un paradiso, ma anche un laboratorio: qui l’accesso controllato, i numeri chiusi e i percorsi segnalati fanno la differenza tra un ecosistema che regge e uno che collassa sotto l’onda dei weekend. La Bandiera Blu premia proprio questo equilibrio tra fruizione e tutela, non la sola bellezza paesaggistica.

Nei racconti dei pescatori che incontro tra Capo Carbonara e la costa di Baunei ritorna lo stesso ritornello: quando il mare è pulito, il pesce risale; quando i porti smaltiscono bene gli oli e i rifiuti, le praterie di posidonia riprendono vigore. La certificazione non crea miracoli, ma incentiva pratiche che, stagione dopo stagione, sommano effetti.

Cosa possono fare i Comuni (e cosa possiamo fare noi)

I Comuni che puntano alla bandiera investono su reti fognarie separate, vasche di primo invaso per le piogge, controlli sugli scarichi, monitoraggi in tempo reale e open data. In spiaggia servono passerelle stabili, sedie da mare per persone con mobilità ridotta, segnaletica chiara, acqua potabile, e un piano di salvataggio tarato sui picchi di affluenza. Per chi viaggia con esigenze specifiche è utile orientarsi con informazioni aggiornate su accessi e strutture per persone con disabilità, così da scegliere l’arenile più adatto prima di mettersi in viaggio.

Noi bagnanti possiamo fare la nostra parte: evitare i picchi di affollamento nelle aree più fragili, preferire mezzi pubblici e bici quando possibile, non calpestare le dune, rispettare i divieti temporanei di balneazione senza cercare “angoli segreti” a rischio, rinunciare alle plastiche usa e getta. Piccoli gesti che, sommati, aiutano i Comuni a mantenere gli standard FEE.

Chi assegna la Bandiera Blu e come leggerla

La Bandiera Blu è un programma della Foundation for Environmental Education, una ONG internazionale che coordina criteri e verifiche in decine di Paesi. È una certificazione volontaria: non sostituisce i controlli sanitari né garantisce che il mare sia perfetto tutti i giorni. Segnala però un livello di attenzione, infrastrutture e processi di gestione costante che riducono il rischio di sorprese e alzano la qualità dell’esperienza.

Ricordiamolo quando apriamo l’ombrellone: dietro un telo azzurro che sventola ci sono tecnici, operatori, bagnini, amministratori e cittadini. Alcuni Comuni la perderanno, altri la conquisteranno, ma la rotta resta tracciata: spiagge più accessibili, acque più pulite, servizi più trasparenti. È un impegno che vale tutta la stagione, non solo la foto al primo sole.

Lorenzo Spagnoli

Lorenzo Spagnoli ha scoperto la sua passione per le spiagge della Sardegna mentre lavorava come cameriere a Villasimius. Da allora documenta arenili, calette raggiungibili solo a piedi e storie di pescatori locali. Nei suoi articoli trasmette l'entusiasmo per la natura incontaminata e le tradizioni dell'isola.

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